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Il celebre gioco di ruolo per PC “torna” in versione deluxe, comprendendo il gioco base 3 CD e le due espansioni finora uscite 1 CD l'uno.
Quando, a metà del 2002, la BioWare pubblicò Neverwinter Nights, per la prima volta si presentava un RPG completo, comprendente una lunga avventura in modalità single player e i toolset e il Dungeon Master client, che forniva illimitate possibilità di divertimento ed avventura in modalità multiplayer.
Si trattava di un progetto ambizioso che aveva richiesto quasi cinque anni di sviluppo, che era infine scaturito in un prodotto rivoluzionario, anche se un po’ datato dal punto di vista grafico.
Oggi Atari propone sul mercato Neverwinter Nights in un lussuoso cofanetto che racchiude, oltre al titolo originale, anche le due espansioni uscite nel 2003, Shadows of Undrentide e Hordes of the Underdark, indirizzato soprattutto ai quei giocatori di RPG su PC che, per una ragione o un'altra, si erano persi la saga di Neverwinter Nights.
Abbiamo proceduto quindi ad installare tutti e tre i programmi contemporaneamente, in modo da poter passare rapidamente da un’espansione all’altra e vedere i miglioramenti che sono intercorsi nello sviluppo del software.
Diciamo subito che nessuna delle tre versioni del gioco ha un impatto sulle precedenti, a parte per l’aggiornamento delle patch; cosa che è abbastanza intuibile, perché rendere compatibili le opzioni di, per esempio, Shadows of Undrentide con Neverwinter Nights in modalità single player, anche se mi sarebbe piaciuto rigiocare la campagna base potendo utilizzare due PNG o poter avanzare il mio guerriero come Maestro d’Armi, classe di prestigio introdotta in Hordes of the Underdark.
Infranti così i miei sogni di gloria, va detto che invece la parte multiplayer s’integra perfettamente ed è possibile giocare con i server online che supportano la versione base e i due add-on, potendo combinare classi di prestigio, talenti, incantesimi e mostri nelle vostre partite online.
Per chi non ne fosse a conoscenza, Neverwinter Nights è il primo RPG in 3D della BioWare.
Vi sono tre modi differenti di visualizzazione del gioco; in pratica, portando lo zoom al minimo in modalità dall’alto il gioco assomiglia molto a Baldur’s Gate, altro celebre titolo RPG della Bioware.
In compenso, per chi ama un look più moderno, è possibile ruotare la telecamera e zoomare sui personaggi, con un impatto grafico che può ricordare quello di EverQuest.
I comandi sono di per sé piuttosto semplici; basta usare il mouse, puntarlo su un oggetto e cliccarlo per far spostare il personaggio e interagire con l’oggetto o il PNG.
E’ anche possibile aprire dei riquadri volanti, o finestre che dir si voglia, per visualizzare, in modalità semi-trasparente, mappe, equipaggiamenti, il diario ecc., rendendo più semplice la gestione del vostro personaggio.
Altra funzione importante è il menu “radiale”, che si attiva cliccando con il tasto destro su un personaggio o un oggetto, rendendo così possibile visualizzare tutte le interazioni possibili.
Al contrario degli altri RPG della BioWare, c’è la possibilità di controllare un solo personaggio, condizione che mi ha piuttosto spiazzato all’inizio.
Abituato a giocare a D&D da anni, sia “su carta” sia su PC, faccio sempre un po’ fatica ad immaginarmi Dungeons & Dragons senza il suo gruppo d’avventurieri, ognuno con il suo campo di specializzazione.
E’ pur vero che è possibile assoldare un seguace, ovvero un altro avventuriero che serve per denaro a vostro fianco, mentre è possibile evocare mostri oppure, per maghi e stregoni, utilizzare un famiglio, ma mi rimane la sensazione di essere scoperto e che mi mancano tutte quelle abilità speciali, incantesimi e simili di cui disponevo per IceWind Dale o Baldur’s Gate.
Inoltre, il controllo dei seguaci è piuttosto limitato: a parte stabilire le opzioni generali per il combattimento e gridar loro ordini in battaglia, i PNG che seguono il protagonista sono essenzialmente guidati dalla IA del software.
Generalmente, quest’ultima funziona abbastanza bene, in quanto i PNG fanno quello che ci si aspetta da loro: il ladro disarma le trappole e apre la serratura e così via.
Ma inevitabilmente, vengono fuori dei problemi nello scripting, con i seguaci che tendono a fare cose molto stupide, come continuare ad usare le armi da lancio in mischia, provocando gli attacchi di opportunità di tutti i nemici vicini o caricando a testa bassa il primo nemico che vedono.
Bisogna quindi prestare una certa attenzione a cosa fanno i PNG, purtroppo in momenti in cui l’attenzione è focalizzata su problemi più contingenti, come combattere. Inoltre è impossibile agire sull’equipaggiamento dei PNG e sul loro avanzamento per livello; questo impedisce alcuni abusi di Baldur’s Gate (possibili avventurieri uccisi e derubati, una volta viste le caratteristiche), ma sottrae al giocatore la possibilità di sviluppare più personaggi contemporaneamente.
A mio avviso, la lacuna più grande è la mancanza d’abilità varie dovuto dal ristrettissimo numero di personaggi a disposizione; se è possibile ovviare alla mancanza di un chierico utilizzando le varie pozioni di cura, è quasi impossibile sostituire un ladro o un mago. Capita quindi di esplorare vaste zone, utilizzando la chierica o il guerriero mezzorco, perché più immediatamente utili, per poi dover ripercorrere la mappa con il ladro, per disattivare le trappole e aprire le porte chiuse a chiave. Ciò può essere abbastanza frustrante.
Infine, va ricordato che Neverwinter Nights si basa sulle regole della versione 3.0 di D&D, personalizzate dai programmatori in base alle esigenze della versione elettronica; se questo non è un ostacolo per chi abbia giocato ad altri RPG Bioware e a Dungeons & Dragons, per il novizio assoluto non è senz’altro facile apprendere contemporaneamente la gestione dell’interfaccia e tutte le possibilità offerte da questo enciclopedico Gioco di Ruolo.
Il più grande, e probabilmente unico, grave difetto del gioco, è la sua grafica.
Già al momento della sua uscita, questo gioco era stato in fase di sviluppo per più di cinque anni, e faceva fatica a reggere la concorrenza di Dungeon Siege e Morrowind.
Se gli effetti luminosi sono indubbiamente buoni, ed indubbiamente il lancio di alcuni incantesimi è davvero spettacolare, per il resto, la grafica dà l’idea di essere un po’ datata. Le texture sono nella media, i personaggi sono un po’ troppo spigolosi e le animazioni sembrano forzate e incongruenti rispetto all’ambiente circostante.
In Hordes of the Underdark si avverte un miglioramento della grafica che, per quanto non eccezionale, rende il gioco molto più piacevole.
Al contrario il sonoro, nella miglior tradizione della BioWare, è uno degli aspetti più notevoli del gioco, rimanendo eccellente persino per gli standard attuali.
Perfino le voci, rimaste in lingua inglese, sono particolarmente nitide e ben modulate, così come gli effetti sonori di sottofondo.
La parte più interessante del gioco, in ogni modo, rimane la possibilità di creare moduli e giocarli on-line, utilizzando il Neverwinter Nights' Aurora Toolset e il Dungeon Master client.
Indubbiamente positiva è l’interfaccia del Toolset (e con il NWScript, che permette di effettuare lo script per eventi che sono attivati da certe azioni) con cui è facile creare le proprie avventure, anche se qui subentra l’abilità del singolo DM nel creare un qualcosa di coeso ed interattivo, ma ciò è anche vero per il gioco da tavolo.
Tecnicamente vi è la possibilità di giocare con ben 64 giocatori online per i moduli creati dei clienti (contro un limite di 6 per chi sia interessato a giocare l’avventura base in modalità multiplayer), anche se questo è più un valore teorico che reale.
La stessa facilità di utilizzo si riscontra nel DM client, caratterizzato dagli stessi menu radiali del gioco. Il DM può quindi controllare i mostri, i PNG, gestire i tesori e controllare l’avanzamento di livello dei giocatori.
Anche in questo caso l’unico limite riscontrabile è dato dall’immaginazione e dalla capacità del DM, anche se mancano la flessibilità e la capacità d’immaginazione del gioco “su carta”.
Invece le due espansioni Shadows of Undrentide e Hordes of the Underdark, vanno a rinforzare quei punti in cui Neverwinter Nights era carente, introducendo nuove opzioni che hanno fatto felici gli affezionati di questa saga.
In particolare le due avventure in single-player sono molto più coese di quell’originale. Uno degli aspetti criticati di Neverwinter Nights è stata la campagna in single-player, che secondo molti appassionati, non riusciva e ricreare il clima epico della precedente serie Baldur's Gate (anch’essa sviluppata dalla BioWare) Shadows of Undrentide è stato un primo passo nella giusta direzione, dopo che la Bioware aveva profuso molte energie nello sviluppare toolset e gli script per il gioco multiplayer, mentre l’ultima espansione Hordes of the Underdark riporta indubbiamente l’avventura in single-player ai fasti della serie Baldur's Gate.
Ma andiamo avanti, analizzando i due add-on, singolarmente:
SHADOWS OF UNDRENTIDE
Shadows of Undrentide non continua la storia di Neverwinter Nights, ma presenta una nuova avventura con un nuovo personaggio, a partire dal primo livello. Il protagonista è un discepolo di Drogan, un anziano nano mago, membro degli Arpisti. Un giorno, un gruppo di coboldi attaccano la scuola di Drogan a Hilltop, ferendolo gravemente e sottraendogli un prezioso artefatto; il protagonista inizierà così la sua avventura sulle tracce degli assalitori, esplorando zone sconosciute di Forgotten Realms (per i giocatori di Neverwinter Nights), dal deserto di Anouroch fino ad una misteriosa città volante.
Questo capitolo della saga presenza più puzzle dell’originale, anche se si tratta più prove e indovinelli “ a tentativi” che di rompicapo veri e propri.
Shadows of Undrentide presenta tre nuovi seguaci da assoldare per quest’avventura, che sostituiscono i cinque del capitolo originale. Abbiamo uno stregone mezzorco Xanos, una ladra-chierica nano dal nome di Dorna Trapspringer e il bardo coboldo Deekin.
Questi tre personaggi sembrano meglio personalizzati di quelli originali, rendendoli più credibili come compagni d’avventura. Finalmente è possibile accedere all’inventario di ogni personaggio, permettendo così di massimizzare le capacità dei PNG e usare al meglio gli oggetti trovati o creati.
Purtroppo però il gioco paga, anche in quest’espansione, l’assenza di un vero gruppo d’avventurieri, problema ancora più esacerbato se il protagonista non è dedicato al combattimento. Manca completamente un PNG barbaro, guerriero o simile che copra il ruolo di combattente in mischia e tiene lontano i mostri dai personaggi più deboli; questa scelta può creare dei seri problemi durante il gioco, dato che alcuni combattimenti sono davvero difficili per un protagonista incantatore o ladro e uno dei seguaci di cui abbiamo parlato.
In positivo va invece segnalata l’aggiunta di nuovi talenti, circa una quarantina, tratti dai vari supplementi di Dungeons & Dragons, come Il Pugno e la Spada, e l’introduzione delle classi di prestigio. Queste ultime sono una sorta di classi avanzate che richiedono determinati requisiti per potervi accedere; vi sono cinque classi di prestigio, quattro delle quali, l’arciere arcano, l’assassino, l’ombra danzante, la guardia nera, sono riprese dal Manuale del Dungeon Master, mentre l’ultima, l’esploratore arpista, è tratta dalla campagna di Forgotten Realms.
C’è una prevalenza di classi malvagie, come l’assassino e la guardia nera, mentre l’arciere arcano può utilizzare le frecce del suo arco per scagliare gli incantesimi, l’ombra danzante è l’incursore perfetto e l’esploratore arpista è un membro della famosa organizzazione buona che agisce nel Nord.
Per chi si sente ispirato come Dungeon Master, Shadows of Undrentide aggiunge nuovi tileset molto interessanti, come l’ambientazione desertica ed invernale. Non mancano nemmeno i nuovi mostri.
In conclusione, Shadows of Undrentide è una buon’espansione, che valorizza senz’altro questo cofanetto; gli unici appunti da fare sono un’avventura in single player che, per quanto più intrigante dell’originale, è troppo breve (circa 20 ore di gioco, variabili a seconda del personaggio e lo stile di gioco utilizzato), mentre le imperfezioni del gioco originale non hanno subito modifiche.
HORDES OF THE UNDERDARK
Decisamente imperdibile, invece, è il terzo titolo della serie Hordes of the Underdark, avventura per personaggi di alto livello che potranno raggiungere livelli epici (definizione che indica i personaggi oltre il 20° livello) e che permette d’importare i personaggi creati in Shadows of Undrentide e Neverwinter Nights.
Quello che colpisce principalmente di quest’espansione è la trama del gioco in single-player, che riesce a ricreare l’atmosfera di Baldur’s Gate, evitando, al contempo, i troppi rallentamenti e le inutili quest secondarie del titolo originario.
Dal punto di vista del gioco, Hordes è ben bilanciata; oltre ai classici elementi del GdR fantasy (esplorazione di dungeon ecc.), vi è, come in Shadows of Undrentide, una buona dose di puzzle e misteri da risolvere, che evitano lo scadere del gioco in una semplice routine “uccido il mostro- afferro il tesoro”.
Inoltre, buona parte dell’appeal di questa secondo capitolo della saga di Neverwinter, incentrato sulle invasioni dei drow, è dovuto proprio ai temibili elfi scuri del Sottosuolo, resi celebri dai romanzi di R.A. Salvatore.
Inoltre, fanno la loro comparsa molti dei PNG presenti nei due titoli precedenti, alcuni da poter utilizzare come seguaci con altri con ruoli diversi, qualcuno decisamente ostile.
Finalmente c’è la possibilità di giocare con due personaggi non giocanti insieme al protagonista, cosa che, insieme alla possibilità di agire sull’equipaggiamento dei PNG, permette di creare un “mini” gruppo d’avventurieri abbastanza completo.
Non solo c’è la possibilità di reclutare fino a due seguaci, ma questi interagiranno fra loro, in maniera più complessa ed articolata di quanto accadeva in Baldur’s Gate o Torment.
Per esempio, se assoldate i due bardi disponibili, il coboldo Deekin di Shadows of Undrentide e la procace Sharwyn vista in Neverwinter Nights, questi discuteranno tra loro delle loro composizioni.
Tante sono le novità apportate, dovute soprattutto alla possibilità di far avanzare i personaggi sino al 40° livello. Ci sono 16 nuovi mostri, 40 incantesimi, 50 talenti e 150 abilità varie, oltre alla progressione, per i livelli epici, di tutte le classi finora introdotte nel gioco.
Rimane accessibile tutto il materiale introdotto con Shadows of Undrentide, purché quest’espansione sia installata sul PC (ma non è questo il vantaggio di avere tutti e tre i titoli in un unico cofanetto, no?).
Ci sono poi altre sei classi di prestigio, mentre le armi magiche possono essere “upgradate” con nuovi poteri. Non manca nemmeno nuovo materiale per il DM con ben 50 nuove teste per i PNG, 6 nuovi set di voci e 4 tileset.
La nuova avventura richiede più o meno lo stesso tempo di Shadows of Undrentide, quindi 20 ore, anche se è possibile rigiocarla più volte grazie alle infinite combinazioni possibili tra personaggi e seguaci, oltre ad essere indubbiamente la migliore di tutta la saga.
La disponibilità di diversi finali, il buon bilanciamento del grado di sfida dei vari episodi, rende possibile rigiocare quest’episodio più volte senza perdere il fascino originale.
Mentre Shadows of Undrentide è un buon passo in avanti, Hordes of the Underdark è un vero è proprio salto a livello olimpionico!
A tre anni dalla sua uscita, pochi titoli hanno potuto rivaleggiare con Neverwinter Nights. La sua serie di avventure in single-player può essere annoverata tra le migliori di tutti i GdR per PC di sempre, mentre l’introduzione degli strumenti software per creare le proprie avventure rappresenta un concetto rivoluzionario che pochi altri hanno provato ad imitare.
Se vi siete persi Neverwinter Nights e le sue espansioni è l’ora di mettervi in pari con questo prezioso cofanetto.
(Federico Burchianti)
REQUISITI MINIMI
Sistema Operativo: Windows 9x/ME/2000/XP/VISTA
Processore: Pentium o AMD 800 Mhz
RAM: 256 MB
CD ROM: 8x
Scheda Video: 64 MB
Disponibbile
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